In questa intervista ho avuto il piacere di dialogare con Gaetano Barnieri, investigatore privato e titolare di licenza prefettizia dal 1993. Barnieri dirige la Mongillo Investigazioni, agenzia con una lunga tradizione nel settore investigativo, oggi giunta alla quarta generazione.

Il confronto ci permette di entrare nel mondo delle investigazioni private al di là degli stereotipi cinematografici, approfondendo cosa può realmente fare un investigatore privato, quali sono i limiti previsti dalla legge, quando le prove possono essere utilizzate in giudizio e perché la collaborazione tra diverse figure professionali può essere fondamentale in ambito giuridico-forense.
- Per iniziare, ci racconta brevemente il suo percorso professionale e come è nata la scelta di diventare un investigatore privato?
La mi scelta è stata dettata soprattutto dalla passione che ho ereditato da mia madre, una delle prime donne italiane ad esercitare questa professione, esattamente dal 1968; nel 1986 divenni suo dipendente e nel 1993 ho ereditato l’agenzia investigativa che a tutt’oggi dirigo, ovviamente con il marchio Mongillo (che non è il mio cognome). - Quando si parla di investigatore privato, molte persone pensano ai film o alle serie TV. Quali sono i falsi miti più comuni su questa professione?
I falsi miti sono tanti ma quelli più comuni vedono l’investigatore italiano affiancare le forze dell’ordine sulla scena del crimine, fare i criminologi all’americana collaborando i procuratori, entrare nelle case altrui, installare microspie ovunque, reperire dati vietati quali tabulati telefonici, tabulati delle chat dei social web, ecc. Questi miti, purtroppo, hanno danneggiato in maniera spropositata la nostra professione e ad oggi ancora c’è gente che pensa che noi siamo i personaggi dei film che possono tutto. - Qual è il ruolo dell’investigatore privato oggi e quali sono le principali attività che può svolgere secondo la normativa italiana?
Con la riforma della sicurezza privata sancita dal Ministero dell’Interno con il decreto 269/2010, l’investigatore privato opera in 5 specifiche aree di indagine: privata, aziendale, commerciale, assicurativa e penale; resta anche un informatore commerciale per la tutela del credito. - In quali situazioni un privato cittadino o un avvocato può rivolgersi a un investigatore privato?
Rispetto agli ambiti di indagini sopra elencati, un cittadino, un avvocato, un’azienda, possono interpellarci per il classico caso di infedeltà coniugale o controllo dei minori, o per effettuare investigazioni a contrasto dei reati contro il patrimonio aziendale (false malattie, assenteismo ingiustificato, spionaggio, frodi alle compagnie assicurative), infine a difesa dell’assistito in sede penale. - Quali sono gli ambiti in cui ricevete più richieste? (famiglia, lavoro, penale,
assicurazioni, aziende, ecc.)
Attualmente l’ambito privato per la revisione dell’assegno di mantenimento o divorzile (es. il coniuge che non paga l’assegno dichiarandosi disoccupato ma lavora in nero) e l’ambito aziendale riguardo, alle false malattie e agli abusi riguardanti la ben nota Legge 104, infine le indagini a tutela delle compagnie assicurative per presunti falsi sinistri, infine le bonifiche elettroniche a contrasto
del spionaggio. Queste sono le richieste che riceviamo maggiormente. L’ambito penale, invece, è quasi privo di richieste da parte degli Avvocati Difensori i quali, dal 1989 (riforma del CPP), sfruttano pochissimo questo strumento, facendo loro legali di fiducia e investigatori privati; d’altronde il CPP glielo consente. - Quali sono i limiti entro cui può operare un investigatore privato? Cosa, invece, non può assolutamente fare?
Le leggi italiane ed europee sono molto severe: diciamo quello che l’investigatore privato non può fare, e diciamolo una volta e per tutte, perché mi sa tanto che la gente o non vuole capirlo o fa finta di non capire.
Non possiamo violare i domicili, installare microspie, produrre tabulati telefonici e delle messaggistiche istantanee, non possiamo verificare i precedenti penali delle persone, non possiamo presentarci sotto mentite spoglie, non possiamo entrare nei profili social degli utenti e, soprattutto, non possiamo pedinare fidanzati, compagni, amichette/i o che dir si voglia, in quanto l’indagine deve essere richiesta per la tutela di legittimi interessi o comunque per difendere o far valere un diritto in sede giudiziaria. Il Codice Civile italiano non prevede ad esempio l’infedeltà tra fidanzati e conviventi, bisogna farsene una ragione in quanto tra loro non esiste l’obbligo di fedeltà sancito dal vincolo di matrimonio. Cosa possiamo fare?, sopralluoghi, appostamenti (osservazioni statiche), pedinamenti (osservazioni dinamiche) anche con l’ausilio dei famosi gps, escussioni a persone
informate sui fatti, rintracci di persone, rilievi video-fotografici in luoghi pubblici o aperti al pubblico, ecc. il tutto sempre nel rispetto delle leggi in vigore… - Le prove raccolte da un Investigatore Privato sono producibili in giudizio?
Assolutamente si, ma attenzione perché i mezzi di prova (es. videoriprese, documenti, rintracci, interviste, ecc.) rilevati dall’investigatore diventano prove in giudizio, quindi in un’aula di un tribunale davanti ai magistrati, solo se tali mezzi di prova siano stati prodotti lecitamente e non in violazione di codici, regole deontologiche e privacy. - Come si svolge, in linea generale, un’indagine privata? Quali sono le fasi principali del vostro lavoro?
Qualcuna l’ho accennata in precedenza ma le tecniche maestre sono: sopralluogo, osservazione statica, osservazione dinamica (entrambe corredate da riprese video-fotografiche), pedinamento elettronico con i gps, escussioni e interviste anche a mezzo del telefono. - Quanto conta oggi la tecnologia investigativa nel vostro lavoro? In che modo ha
cambiato il modo di investigare?
La tecnologia oggi la fa da padrona nel nostro lavoro, pensi alla sofisticazione dei nuovi smartphone o di macchine fotografiche e video-camere: oggi è tutto supportato dalla nano tecnologia, dall’intelligenza artificiale, quindi è tutto più veloce e performante, a favore della discrezione e della qualità del prodotto finale. Da dieci anni dico che il futuro investigatore privato sarà il Detective Digitale, tanto per far capire cosa sarà la tecnologia investigativa del futuro. - Le è mai capitato che un’indagine abbia contribuito in modo decisivo alla tutela dei diritti di una persona? Può raccontarci un episodio, naturalmente nel rispetto della riservatezza?
Guardi sono tanti i contributi decisivi che abbiamo dato ai fini della tutela della persona, dopo circa 34 anni di attività sono talmente tanti che spesso faccio fatica a ricordarli. Uno mi ha colpito molto e ne ho un ricordo vivido: abbiamo scoperto che a violentare una minorenne, facendola anche prostituire via web-cam era il padre, il quale era venuto a richiedere una consulenza con la moglie
visti i comportamenti strani e violenti della propria figlia. E’ stato un dramma comunicarlo alla madre… - E invece può raccontarci la cosa più strana o bizzarra che le è successa durante
un’investigazione? Ovviamente mantenendo la riservatezza dei suoi clienti.
Quando siamo stati aggrediti violentemente da un signore durante un appostamento sotto casa sua: il bello è che ci eravamo appostati lì per controllare un soggetto abitante dall’altra parte della strada.
Sfortuna volle che quel signore era stato pedinato per molto tempo da colleghi e credeva che la cosa continuasse con noi. Lui proprio non credeva alla combinazione del caso, ha chiamato le forze dell’ordine che hanno dovuto calmarlo ed evitare che arrivasse alle mani. Quella volta la dea bendata era veramente in ferie. Poi tanti altri ma ci vorrebbe troppo tempo. - Dal suo punto di vista, quanto è importante la collaborazione tra investigatori privati, avvocati, psicologi forensi e altri professionisti?
È fondamentale: non amo i c.d. tuttologi, ma non mi faccia aggiungere altro, rischierei la querela. - Quali caratteristiche dovrebbe avere un buon investigatore privato, oltre alle competenze tecniche?
Personalmente assumo sulla base di un macro principio fondamentale: devo accorgermi che la persona è innamorata di questa professione, devo vederla eccitata di venire a lavorare. Parto prima da questa qualità, poi il resto, come dedizione, educazione, spirito di adattamento, coraggio, iniziativa, capacità di utilizzo della tecnologia. Solo dopo la presa d’atto, almeno potenziale, di
queste caratteristiche mi attengo al curriculum vitae, forse. - C’è qualche consiglio che si sente di dare a chi sta pensando di rivolgersi a un investigatore privato?
Si, accertatevi che sia titolare di una regolare licenza prefettizia e non sia un abusivo, diffidate da chi vi promette il classico “prove certe” o peggio “soddisfatti o rimborsati” perché se così fosse noi investigatori privati saremmo milionari; diffidate da chi dice << mi dia mille euro per due mesi di indagini >>, non
chiedete di compiere reati e soprattutto non dite la solita frase << ho fatto tutto io, mi bastano solo due foto, che ci vuole >>. - A quanti giovani ha insegnato questa professione?
Ho speso tutta la mia carriera ad insegnare ai giovani il lavoro dell’investigatore privato con grandi soddisfazioni, e ancora lo faccio: alcune/i di loro sono diventati titolari di licenza, altre/i potevano gestire un’agenzia investigativa tranquillamente, visto il livello al quel le/li ho portate/i. Purtroppo però ancora troppi giovani non hanno l’ambizione di fare il salto di carriera passando da collaboratori a titolari. In realtà non posso biasimarli perché in Italia aprire una partita iva significa avere un socio occulto che se fallisci affondi solo tu, se vai bene dividi il 50% con lui. Penso abbia capito di chi sto parlando. - Che rapporto ha con i suoi dipendenti?
Se si riferisce al presente direi molto buono, almeno credo, ma bisognerebbe chiederlo anche a loro. Per quelli del passato direi cinquanta e cinquanta, con alcuni ci sono ancora ottimi rapporti ed un grande affetto, con altri non so nemmeno che fine abbiano fatto, è come se il rapporto quasi non fosse esistito. Non è vero che il passato si dimentica, a quanto pare non è così. Del resto non si può piacere a chiunque e durante i rapporti di lavoro mi sono beccato di tutto: capo tossico, permaloso, orgoglioso, giudicatore, invadente, troppo severo e pensi un po’, persino << tu sei troppo preciso >>, dimenticando il lavoro che facciamo. Ma ormai ci sono abituato. Quando si capirà che il rapporto lavorativo si fonda più sul comportamento umano che sulla prestazione, allora vedremo più serenità tra le parti. Puoi essere un grande collaboratore, ma se sei maleducato o irrispettoso, o peggio bugiardo, il rapporto non durerà, questo è poco ma sicuro! - Dove possono contattarla o seguire il suo lavoro?
Il mio cellulare aziendale è pubblicato, comunque questo è il mio numero diretto, 335.6678079, a mezzo e-mail info@mongilloinvestigazioni.it, infine sui social network e sul sito www.mongilloinvestigazioni.com.
Ringrazio Gaetano Bernieri per aver condiviso con chiarezza la sua esperienza e il suo punto di vista su una professione spesso raccontata attraverso stereotipi, ma che nella realtà richiede competenza, metodo, rispetto della normativa e grande senso di responsabilità.
Da questa intervista emerge un aspetto importante: l’investigatore privato non è una figura “da film” ma è un professionista che può contribuire, entro limiti precisi e nel rispetto della legge, alla tutela dei diritti delle persone, delle famiglie, delle aziende e delle parti coinvolte in procedimenti giudiziari.
In ambito forense, la collaborazione tra professionisti come avvocati, investigatori privati, psicologi forensi e consulenti tecnici, può rappresentare una risorsa preziosa quando viene costruita con serietà, competenza e attenzione alla persona.
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